martedì 17 febbraio 2009

domenica (e son tre giorni che è domenica)



Garibaldi stazione Garibaldi.

Il mio viaggio parte da qui domenica 15 febbraio.

Alle ore 11 sono già in stazione, conoscendomi, meglio arrivare in anticipo.

Mangio un tramezzino e un pacchetto di patatine per ingannare il tempo e finalmente il regionale delle 12.46 arriva al binario 2.

Salgo e gentilmente il capotreno mi suggerisce di cambiare carrozza e andare su una già riscaldata.

Accetto la proposta e ci salgo.

Mi accomodo e accendo il portatile, apro un nuovo pacchetto di Highlander e mi preparo per la visione di “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi (si si, proprio lui, quello che ho sempre snobbato e considerato poco…).

Arrivo all’appuntamento con la macchina del capo e si parte per Sanremo.
Una breve sosta per benzina e caffè, per il resto l’andata scorre piacevolmente lenta sotto un caldo sole e belle chiacchere.



Sanremo, tardo pomeriggio.

Bella, Sanremo. I sanremesi per nulla.

Sono odiosi, vivono in un perenne stato di lentezza e supponenza, come se fossero sempre ospiti e turisti del paese in cui abitano.

Questa sera c’è la cena di gala, ma sotto consiglio del capo si va a mangiare prima da un’altra parte, con calma, seduti e comodi.

Al Morgana, un locale-ristorante rotondo (si, si) che da sul mare, ci arriviamo a serata già iniziata.

Dentro pochi volti familiari a parte qualche ufficio stampa e qualche simpatico giornalista.

Punto a favore del Morgana: free drink in ogni momento.

Vado al bar quando e quante volte voglio e bevo finché ce n’è.

Al secondo whisky e alla seconda grappa i barista mi guarda e mi dice: “mi spiace signorina, non possiamo più servire distillati”.

Mi domando ancora se mi abbia detto servire o servir-le.


Vado a dormire, sono stanchissima.

Alle sei e mezza mi sveglio di soprassalto.


Che poi, non è che mi sia proprio svegliata: non ho chiuso occhio tutta notte!

Con un paio di ore di sonno in corpo e una tensione vagamente simile a nervosismo misto agitazione, mi avvio verso la sala stampa per la mia prima giornata lavorativa qui a Sanremo.

L’Ariston è sempre l’Ariston, e la sala stampa mi emoziona un po’ sempre.

Prendiamo posto e cominciano i primi problemi con i computer e le connessioni.

Non si capisce chi deve fare cosa in che modo, quando e perché.

Si risolve il problema e si comincia con la rassegna.

Arrivano piano piano tutti i miei amichetti giornalisti.

Il mio capo ogni tanto urla di lasciarmi stare, io sorriso e mi presto a farmi offrire caffè su caffè.


La prima conferenza della prima giornata è assurda.

Non capisco nulla, non so da che parte girarmi, non so cosa scrivere, non so cosa non scrivere… e nemmeno come, scrivere.

Osservo il capo e cerco di stare dietro al ritmo ma mi perdo tra le polemiche del festival, i compensi, i diritti televisivi e bla bla bla.

Il capo mi presenta a tutti, ci sono alcuni personaggi che meriterebbero capitoli a parte come il papà e il fratello di una cantante romana che sta a Milano e che di vero nome fa Cecilia: sono due romani de’ Roma che non sto nemmeno a raccontarvi.


Mentre rientro da un’intervista a Masini (è più basso di me!!!), incontro il batterista degli After nell’atrio dell’Ariston.

Mi fa sempre piacere incontrarlo, è una bella persona, gentile, cordiale…

Vedo arrivare il Lellone (Agnelli) e con un abile colpo di reni me ne fuggo.

Ultime battute in sala stampa e poi di nuovo a cena con il capo.


Menù della serata:

zuppa di farro, orzo e legumi

sarde al forno ripiene

torta pere e cioccolato

grappa


Raggiungo i miei coinquilini, ovvero tre ragazzi veneti che mi ospitano nel loro appartamento a pochi passi dall’Ariston.

Mi divertono, sono gentili e molto educati e… bevono e ridono un casino!


Mi faccio una doccia a mezzanotte, saluto con un cenno della mano e sprofondo in un sonno mai visto.




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